Tanti anni fa, quando vivevo a Venezia, andavo da un medico che aveva uno splendido glicine nella sala d’aspetto. Non solo era sempre fiorito in tutte le stagioni, ma emanava anche un fortissimo profumo.
Solo dopo parecchio tempo ho scoperto il mistero: il glicine era di plastica e il profumo era quello di un deodorante che la moglie del medico spruzzava nella stanza!
Mi è tornata in mente questa immagine pensando al perdono, perché il perdono è come una pianta carica di fiori profumati.
È una dimensione fondamentale della nostra vita spirituale: ci rende liberi, ci aiuta ad affermare la verità più alta, porta alla luce il meglio di noi. È un processo di guarigione profonda e, giustamente, veniamo incoraggiati a coltivarlo.
Il vero perdono segue i tempi interiori
Il vero perdono, tuttavia, non è una fioritura che accade in un giorno.
È il frutto di un processo di comprensione, di accettazione, di riscrittura della narrazione interna, di elaborazione del lutto, di riformulazione dell’identità, di autentica maturazione spirituale… e di tante, tante altre cose che hanno spesso bisogno di tempo, pazienza e cure amorevoli per compiersi.
A volte, però – proprio perché è così desiderabile – abbiamo fretta di farlo fiorire. Cerchiamo di accelerare il processo, in noi o negli altri.
Talvolta con il ragionamento: “Eppure lo sai che le sue intenzioni erano buone”…
Altre volte, con le verità spirituali: “Era il tuo karma, lui o lei non ha nessuna colpa”.
Spesso con un sincero desiderio di bene, che purtroppo si trasforma in giudizio: “Ma davvero, con tutti gli strumenti che hai, non riesci ancora a lasciare andare?”.
Quando la pianta è già matura, quel piccolo incoraggiamento ci aiuta realmente a compiere il passo che mancava per arrivare a un perdono sincero, profondo e duraturo.
Quando le buone intenzioni non funzionano
Altre volte, però, l’effetto è diverso…
Se il terreno non è veramente pronto, se ci sono parti di noi ancora chiuse e indurite, che stanno ancora soffrendo, che sono attaccate a quella vecchia identità, che cercano ancora di ricevere quello che è stato loro negato… difficilmente quel perdono sarà profondo e duraturo.
Prima o poi, spesso con disappunto e con un grande senso di fallimento, ci si renderà conto che il profumo è svanito, e che c’è ancora della guarigione da compiere prima di poter davvero perdonare.
E non solo: c’è anche il caso in cui, sotto la spinta di quei consigli a fin di bene, ci si senta quasi obbligati a perdonare, anche quando si è ben lontani dall’aver compreso, risolto ed elaborato l’accaduto.
Il terreno è ancora pietroso, il seme non è pronto a dischiudersi, la fioritura è di fatto impossibile… ma ammetterlo sarebbe una sconfitta, una vergogna, un fallimento come esseri umani e, ancor più, come devoti. Dobbiamo perdonare subito!!!
Capita allora che il perdono diventi come il glicine di plastica del mio medico veneziano: bello, profumato, spesso perfino convincente. Ma privo di vera vita.
Quando il perdono sgorga dalle profondità della nostra guarigione, non c’è bisogno di incollare dei fiori posticci sopra le nostre ferite, né di fingere un profumo che ancora non c’è.
Quando il processo del perdono ha avuto il tempo di maturare, è una pianta dalle radici salde, che apre i suoi petali alla Luce e offre al mondo la sua bellezza e la sua fragranza, con autenticità.
La capacità di accogliere e ascoltare
Per questo, la prossima volta che qualcuno ti parlerà del suo dolore, delle sue ferite e della sua difficoltà a perdonare, ricordati di quel glicine.
Concedi a quel dolore il tempo di trasformarsi in qualcosa di autentico e profondo.
Dai fiducia al processo, alla guida interiore, ai tempi dell’anima.
E se dovessi sentirti a disagio nel vedere il fiore del perdono ancora chiuso o nel sentire nelle narici l’olezzo del concime… fermati. Lascia andare i fiori di plastica e il deodorante. Accogli il dolore dell’altro, e il tuo disagio.
Spesso chiediamo agli altri di perdonare non perché farebbe bene a loro… ma perché il loro dolore mette a disagio noi!
Mentre continuiamo a coltivare il fiore del perdono, lasciamoci ispirare dalle parole di Yogananda, tratte dai suoi Sussurri dall’Eternità:
«Aiutaci a spargere i petali fragranti del perdono e a rispondere con dolcezza a ogni parola aspra, con il sorriso dell’amore all’odio di ogni genere, con la sincera gentilezza all’altrui collera e con fraterna bontà a ogni offesa».
Un evento gratuito da non perdere
PS: Dietro la nostra difficoltà a perdonare, ci sono spesso delle credenze limitanti. Martedì 1 settembre terrò online un evento gratuito per praticare le Tecniche dei solchi di Yogananda. È già possibile iscriversi a questo link. Ti aspetto.
Foto di Winston Chen su Unsplash