E se fosse soltanto un’illusione?

In questi giorni un mio caro amico ha lasciato il corpo, ed è stato per me un momento di profonde riflessioni sul senso della vita e della morte.

Sono oltre trent’anni che seguo gli insegnamenti spirituali di Paramhansa Yogananda e, di fronte ad avvenimenti spesso inaccettabili per la mia mente e le mie emozioni, mi aiutano sempre a ricordare che c’è un disegno preciso in ogni cosa. Che la malattia e le difficoltà hanno uno scopo evolutivo. Che la vita continua in altre forme, anche quando il corpo fisico si dissolve. E così via… 

È naturale, però, che in momenti come questi si affaccino alla mente domande come: «E se questi concetti fossero soltanto un’illusione? Un conforto creato dalla mente per non soffrire? Una bella impalcatura costruita ad arte per proteggerci dall’angoscia del non-senso? Un modo per zuccherare l’amara realtà di un destino cieco e crudele?».

La nostra mente ha davvero un’incredibile capacità creare narrazioni! Spesso lo fa per proteggerci, per farci intravvedere una luce di speranza quando altrimenti esisterebbe solo il buio più fitto, la disperazione più cieca.

Ed è indubbiamente consolatorio credere in qualcosa che va oltre la materia, oltre il corpo, oltre la fine biologica di quello che chiamiamo “io”.

Ma è davvero tutto qui?

Per me, in questi trent’anni, il sentiero spirituale è stato spesso tutt’altro che una consolazione. È stato scomodo, destabilizzante, faticoso. Non mi ha tolto il dolore (magari!), anche se mi ha dato strumenti per attraversarlo. Non mi ha detto «Andrà tutto bene» (magari!), ma piuttosto: «Sei più grande di ciò che stai vivendo. C’è un senso anche in questo. Anche qui c’è Luce».

Questo “qualcosa di più” non è stato solo una nozione o un prodotto della mia mente, ma una realtà che ho percepito. E che dentro di me sta diventando sempre più viva, più concreta, più tangibile.
 

Una Presenza che avverto non con la testa, e non solo con il cuore, ma con tutto il mio essere. Nelle cellule. Nei silenzi. Nei momenti di profonda comunione interiore, in cui tutto tace e qualcosa si accende dentro. 💫

Una Presenza che non sempre consola, ma che trasforma. Che mi ricorda chi sono e chi voglio essere. Come se una parte di me la conoscesse e la ricordasse da sempre.

Certo, qualcuno potrebbe dire che anche questa Presenza è una narrazione. Ma, se anche lo fosse,  una narrazione può essere una fuga… oppure una soglia! Un ponte verso qualcosa che non si può spiegare, ma che si può riconoscere, sentire, vivere. Qualcosa che ci spinge a esplorare e a diventare qualcosa di più. 

Perché, alla fine, è una narrazione anche quella che ci fa contare solo sulle nostre forze o credere solo a ciò che possiamo toccare e dimostrare! Anche questa visione può essere consolatoria: ci fa sentire in controllo, ben saldi ai comandi di una vita imprevedibile. O legittimati nella nostra delusione – e talvolta nella nostra collera – verso la vita o verso le forze che (forse) la governano.

Ma, allora, qual è la verità?

C’è solo un luogo dove puoi trovarla: dentro di te. Che cosa senti quando il tuo cuore è calmo e aperto, e ti fermi nel silenzio ad ascoltare la voce della tua anima?

Qualunque risposta tu abbia dato a questa domanda, e qualunque cosa tu senta nell’intimo del tuo cuore, ti auguro di poter attraversare la vita con piena presenza, con incessante curiosità, con un cuore pieno d’amore… e con una mente pronta ad accogliere sempre nuova conoscenza ed espansione!

Come ci consiglia di affermare Swami Kriyananda:
«Mentre imparo le lezioni che la vita m’insegna, cresco sempre più in gioia e libertà».

Foto di Jakob Owens su Unsplash

Ciao, sono Sahaja!

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