Quando ho iniziato il mio cammino spirituale, oltre trent’anni fa, immaginavo che man mano che avessi meditato di più, pregato di più e cercato sinceramente Dio, il mio ego avrebbe perso forza e si sarebbe arreso all’anima.
In fondo, come avrebbe potuto competere con la spiritualità?
Poi la Vita, con molta pazienza (e anche un pizzico di ironia), mi ha insegnato qualcosa di molto diverso: l’ego non ha nessuna fretta di andarsene!
Pur di rimanere forte e presente come sempre, è pronto a cambiare strategia in un istante.
Le strategie dell’ego
Se capisce che non può più convincerci attraverso il successo, proverà attraverso l’umiltà. Se non riesce più con l’ambizione materiale, proverà con l’ambizione spirituale.
Se non può più dirci: «Sei migliore degli altri perché hai studiato di più» proverà a sussurrarci: «Sei migliore degli altri perché sei più devoto o spiritualmente più evoluto».
Oppure farà l’esatto contrario: ci convincerà che non meditiamo abbastanza, che non siamo abbastanza spirituali, che tutti gli altri stanno crescendo più di noi, che Dio è deluso da noi.
Con me ha adottato entrambe le strategie, alternandole in modo magistrale. Devo riconoscergli una certa creatività…
Le trappole più insidiose
Ed è proprio grazie a questo che, negli anni, ho capito che le trappole più insidiose non sono quelle che incontriamo prima di iniziare un percorso spirituale, ma quelle che incontriamo dopo.
Sono insidiose perché molto più difficili da riconoscere, dato che si presentano con parole bellissime, intenzioni apparentemente nobili e pensieri che sembrano moooolto spirituali. Ed è proprio questo a renderle così pericolose.
Tuttavia, non dobbiamo scoraggiarci davanti a questa realtà. Anzi, trovo quasi tenero il modo in cui l’ego continua a reinventarsi pur di rimanere al centro della scena! È come un attore che, dopo essere stato scoperto, corre dietro le quinte, cambia costume in pochi secondi e torna sul palco sperando che nessuno lo riconosca.
Le cose non sono come sembrano
Prima o poi, però, arriva sempre un momento di verità. Magari durante una meditazione, una difficoltà, un conflitto o una semplice conversazione, ci accorgiamo che le cose non sono come sembrano:
1. Quello che sembrava amore era attaccamento, o bisogno di compiacere.
2. Quello che sembrava umiltà era paura di esporsi.
3. Quello che sembrava distacco era chiusura del cuore.
4. Quello che sembrava fede era passività.
Quando una maschera cade, non significa che abbiamo fallito, ma che siamo diventati abbastanza consapevoli da riconoscerla. Credo che questa sia una delle forme più belle di crescita spirituale, perché ci rende sinceri.
Il vero cammino spirituale, infatti, non consiste nel costruire l’immagine di una persona “spirituale” ma, un po’ alla volta, nel lasciare andare tutte le immagini, anche quelle più affascinanti.
Alla fine, non è importante quante maschere l’ego sia capace di indossare: l’importante è imparare a riconoscere, ogni volta, il volto luminoso che c’è dietro tutte quelle maschere. È lì che ci aspetta la nostra vera libertà.
Come ci ricorda Yogananda: «Liberando il senso dell’io dentro di me, scoprirò che io sono Te, e che Tu solo sei tutti i nostri piccoli ego».
Seminario: Le trappole del sentiero spirituale
Domenica 5 luglio, Ananda Shanti – Casina (RE)
Una giornata dedicata a osservare insieme questi meccanismi con sincerità, profondità… e anche con un po’ di sano umorismo. Perché, quando impariamo a sorridere dei giochi dell’ego, hanno già perso una buona parte del loro potere.
Per info e prenotazioni: Ishan WhatsApp +39 349 554 8360
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