Il devoto che non riuscì a trovare un nascondiglio

Da una storia narrata da Paramhansa Yogananda nelle sue Praecepta Lessons

Sulle colline dell’Himalaya viveva un santo saggio e concreto, di nome Ramaka. Tra i suoi visitatori più assidui c’era un uomo ricco e mondano. All’apparenza mostrava una grande devozione, ma in realtà frequentava il santo soprattutto per nascondere i suoi vecchi difetti e dare l’impressione di essere diventato religioso.

Un giorno, volendo rafforzare la sua immagine di devoto, quell’uomo si presentò davanti al santo insieme alla moglie e a due servitori, chiedendo di essere iniziato.

Ramaka li accolse con queste parole: «Benvenuti, signor Ricco e compagni. Voglio che sappiate che accolgo come discepoli solo coloro che superano le mie prove spirituali».

Il ricco e i due servitori, pieni di sicurezza e arroganza, risposero: «Naturalmente! Saremo lieti di sostenere qualsiasi prova, e siamo certi di superarla».

La moglie, invece, rimase in silenzio, dicendo tra sé e sé con umiltà: «Potrò riuscirci solo se Dio benedirà i miei sforzi».

Il santo sorrise, e tornò poco dopo con otto banane raccolte dal suo bananeto. Ne consegnò due a ciascuno e diede loro questa consegna: «Andate, ciascuno da solo, nel luogo più solitario che riuscirete a trovare. Mangiate le banane senza che nessuno vi veda e tornate da me entro sera».

Il marito, troppo sicuro di sé, si chiuse in un bagno privato a casa di un amico, ingoiò in fretta le due banane, buccia compresa, e tornò subito dal santo.«Ho fatto» disse con aria trionfante.

Ramaka lo guardò con calma e replicò: «Strano che tu abbia trovato così in fretta un luogo davvero solitario, dove nessuno ti vedesse».

I due servitori, dopo molte ricerche, si rifugiarono ciascuno in una grotta buia della foresta. Mangiarono lì i frutti e la sera tornarono soddisfatti.

Ma il santo li accolse dicendo: «Davvero pensate che nessuno vi osservasse? Come potete esserne certi?».

«Maestro» risposero «nelle grotte era così buio che nemmeno noi potevamo vedere le banane che mangiavamo!».

Il santo sorrise enigmatico: «Eppure non potete sapere chi vi stesse guardando!»

Infine tornò la moglie, stanca e affranta, con le due banane intatte tra le mani. Le depose ai piedi del santo e disse:

«Perdonatemi, Maestro. Ho cercato tutto il giorno un luogo solitario: stanze chiuse, giardini selvaggi, valli profonde, foreste e burroni, oscure grotte di montagna… perfino nel tempio segreto della mia mente. Ma non l’ho trovato.

«Nei campi vedevo un Essere silenzioso muoversi tra i fili d’erba. Nei fiori selvatici, Qualcuno mi sorrideva tra i petali. Sulle montagne sentivo il loro respiro di pietra vibrare e mi accorgevo che non ero sola. Nelle grotte più buie ho percepito una Presenza invisibile. Ho udito una voce che rideva e diceva: “Io sono la Luce che splende anche nelle tenebre più fitte”.

«Ho provato a ignorarla, ma ogni volta la Luce illuminava i frutti nelle mie mani. Allora i miei stessi pensieri si sono destati, e mi hanno detto: “Non sei sola. Noi ti guardiamo. E nostro Padre, che ci ha creati, è sempre qui: invisibile eppure reale, con il Suo sguardo onnipresente. Non puoi trovare un luogo dove Lui non sia”. Così ho rinunciato, e sono venuta ai vostri piedi, incapace di superare la prova».

Gli occhi del santo brillarono ed egli disse: «Sacra Donna, tu sola hai compreso davvero lo scopo della mia prova. Con la tua umiltà e sincerità l’hai superata nel modo più onorevole».

Poi, rivolto al marito orgoglioso e ai servitori, aggiunse: «Guardate: lei è la vostra Maestra. Da lei dovete ricevere lezione. E questa è la prima lezione che io vi do».

Ciao, sono Sahaja!

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