Molte persone portano dentro di sé un “solco” (una credenza limitante) sottile ma potente: la convinzione di non meritare tutte le cose belle della vita.
A volte è un pensiero fugace, altre volte un sottofondo costante che limita il fluire della gioia e dell’abbondanza.
Eppure, se l’Universo è un’espressione dell’Amore Divino — illimitato e incondizionato — perché solo alcuni dovrebbero sentirsi degni di ricevere pienamente la sua bellezza?
Spesso questa idea nasce da un’antica abitudine: credere che l’amore debba essere guadagnato. Fin dall’infanzia, si impara che l’affetto e l’approvazione arrivano quando ci si comporta “bene”, e che deludere gli altri comporta perdita o rifiuto.
Nel tempo, questo schema si trasforma in un solco interiore che collega il merito personale al diritto di ricevere il bene.
Il risultato è che molti, anche quando lavorano su se stessi o intraprendono un percorso spirituale, si autolimitano. Non solo nelle cose esteriori — come il successo, le relazioni o la prosperità — ma anche in quelle più sottili: pace, amore, connessione interiore, fiducia nella presenza divina.
Paramhansa Yogananda, nelle sue Meditazioni metafisiche, ci invita a ribaltare questa prospettiva, ricordando la nostra eredità divina:
«Sono Tuo figlio, e come tale pretendo, senza limitazioni, la parte che mi spetta come Tuo figlio divino… Voglio prosperità, salute e saggezza illimitate, non da fonti terrene, ma dalle Tue mani misericordiose e munifiche».
Il verbo pretendo, in questo contesto, non nasce dall’ego, ma dal riconoscimento del proprio diritto spirituale. Significa accettare con semplicità che la pienezza esiste già, e che si può imparare a riceverla senza colpa né paura.
Essere consapevoli di meritare non implica desiderare tutto o rimanere attaccati a ciò che si possiede. Significa, piuttosto, aprirsi a un’esperienza di vita illimitata, dove anche la gioia e la pace sono viste come doni naturali, non come premi da conquistare.
Esercizio di introspezione
Questo breve esercizio potrà aiutarti a riconoscere quanto il solco del “non-merito” influenzi la tua vita.
Rispondi di getto e senza giudizio:
1) Da 0 a 10, quanto sento di meritare tutte le cose belle della vita?
– Perché?
2) Da 0 a 10, quanto sento di potere avere tutte le cose belle della vita?
– Perché?
3) Da 0 a 10, quanto mi permetto di avere tutte le cose belle della vita?
– Perché?
4) Qual è la cosa più pericolosa che potrebbe accadere se avessi davvero tutte le cose belle della vita?
Le risposte potranno rivelare tue credenze inconsce (i “solchi”), sensi di colpa o paure legate all’abbondanza e alla gioia.
Prenderne consapevolezza è già un primo passo per scioglierle ma, se lo vorrai, potrai fare dei passi ancora più efficaci con le Tecniche dei solchi di Yogananda.
Come ricorda ancora Yogananda in Sussurri dall’Eternità:
«Non disperarti, non scoraggiarti… Tutto è già tuo nello Spirito. Rivolgi la tua richiesta con sacra devozione e con la consapevolezza del tuo diritto di nascita come figlio di Dio».
Riconoscere di meritare il bene — materiale e spirituale — non è un atto di egoismo, ma di armonia con l’Ordine Divino!
Foto di Viktor Forgacs su Unsplash