Una Pasqua di farfalle… e di cipolle!

La Pasqua è un tempo di trasformazione: di morte e di rinascita in nuove forme. Può significare tante cose per ognuno di noi, e può accadere in tanti modi diversi.

Ecco quello che significa quest’anno per me.

Dal cuore, con tanti auguri di Luce per tutti noi!

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A volte, vorrei essere una farfalla.

Vorrei che fosse bastata una sola, dolorosa permanenza nel bozzolo. Una sola trasmutazione di tutto quello che ero. Un solo tempo dell’attesa, nel buio e nell’incertezza. Una sola lotta per aprire le ali e volare libera nel cielo.

Invece, sembra che la trasformazione non finisca mai. E non mi consola sapere che Yogananda, il mio Maestro, ha detto che si va avanti finché non si raggiunge l’Infinito! No, non consola la parte di me che si sente stanca di dover rinegoziare la resurrezione ogni giorno, spesso con le unghie e con i denti, per trasmutare antiche memorie di dolore, per spaccare la nuova forma appena conquistata affinché quelle crepe lascino uscire (ed entrare) ancora un po’ di luce.

Dovevano dirmelo, quando mi sono incarnata, che non sarei stata una farfalla, ma una cipolla. Che avrei continuato a togliermi una pelle dopo l’altra, senza sosta e senza posa. Ma a dire il vero, in fondo al cuore, una parte di me è felice di sapere che tutto questo continuerà fino all’Infinito: fino a quando mi ricorderò di essere Infinita! Fino a quando ogni strato della mia cipolla si sarà dissolto, e resterà l’Essenza.

Ecco, per me, che cos’è, la Pasqua.

Il Venerdì Santo: la pelle che si strappa e si crepa sulla croce, la vecchia forma che si dissolve, l’antico dolore che riaffiora per essere ancora una volta visto nella sua interezza.

Il Sabato: il tempo dell’attesa, dell’ignoto, il bozzolo, il sepolcro, lo spazio “liminale” carico di possibilità, tutte ancora da percepire e da incarnare.

La Domenica di Pasqua: la resurrezione, il sepolcro scoperchiato, la farfalla che vola, un nuovo strato di cipolla lucido, splendente e pronto a misurarsi nel mondo.

E poi tutto ricomincia… fino a raggiungere l’Infinito!

Che cosa vorrei augurarvi, quindi, in questa Pasqua? Sarebbe troppo scontato augurarvi la resurrezione? Dopo tutto, è quello che vogliamo, è quello che siamo venuti a realizzare su questa Terra, è lo scopo di ogni nostra incarnazione!

E quindi sì, ve la auguro… ce la auguro! Risurrezione da ogni limitazione, da ogni peso, da ogni vecchio “solco” e “storia”. Un volo libero e leggero verso nuovi orizzonti di coscienza, verso nuove dimensioni del nostro Essere.

Vorrei, però, augurarci anche qualcos’altro.

Di saper accogliere con gratitudine l’intero processo della trasmutazione.

Di saperlo vivere con curiosità, con un fremito di scoperta nelle cellule.

Di saper mettere da parte tutti i preconcetti, i dogmi e le aspettative che ci fanno credere che solo la resurrezione sia la parte “giusta” del percorso.

Di saper onorare la crisalide, e il vecchio strato di cipolla che ha servito il suo scopo, si crepa e si dissolve.

Di saper attendere con pazienza e fiducia che il buio e l’incertezza rivelino la Luce che è sempre stata lì, la strada che la nostra anima ha sempre conosciuto, la nuova forma che era già contenuta, come un seme, nella terra, nutrita dalle vecchie forme che si sono dissolte.

Buon Venerdì Santo, anime coraggiose!

Buon Sabato Santo, anime pazienti!

E buona Domenica di Pasqua, anime gloriose!

Come è ricca la vita, quando accogliamo in noi sia la morte che la resurrezione!

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Foto di Angèle Kamp su Unsplash

Ciao, sono Sahaja!

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